La Cina e il nuovo ordine monetario. Senza avvisare

scritto da il 03 Aprile 2025

Nel 1944, a Bretton Woods, il dollaro divenne la spina dorsale del sistema monetario internazionale. Non per decreto, ma per realtà militare, industriale, commerciale. Da allora, gran parte del mondo ha regolato i propri scambi in dollari, finanziato in dollari, accumulato riserve in dollari. Un meccanismo costruito sulla forza, poi cristallizzato in abitudine. È un sistema talmente consolidato da sembrare naturale. Ma naturale, forse, non lo sarà più.

Nel 2025, la banca centrale della Cina (Banca Popolare Cinese) ha integrato il proprio sistema di pagamento transfrontaliero—basato sul renminbi digitale (e-CNY)—con i paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) e alcuni stati mediorientali. In altre parole, un blocco economico che rappresenta quasi il 40% del commercio globale ha iniziato a regolare i propri scambi internazionali senza passare dalla rete bancaria internazionale SWIFT.

La mossa cinese passata inosservata

La notizia non ha aperto i telegiornali, e neppure ha avuto il risalto che merita: la Cina ha completato, in silenzio, la costruzione di un’infrastruttura monetaria alternativa. Funziona, ed è già in uso. È un cambiamento tecnico che ha implicazioni geopolitiche: non si tratta solo di efficienza, ma di autonomia.

Il sistema si chiama mBridge, è co-sviluppato con la Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS), Hong Kong, Thailandia, Emirati Arabi e Arabia Saudita. Elimina l’intermediazione bancaria multipla, liquida le transazioni in meno di dieci secondi, riduce i costi del 90% e consente pagamenti programmabili e tracciabili (BIS, 2022, 2024). In prospettiva, sarà integrato con navigazione satellitare Beidou, la risposta cinese al GPS, e comunicazione quantistica per la protezione dei dati. Non è un’ipotesi teorica remota: diverrà prassi operativa per chi commercia tra Asia, Golfo Persico e – sempre più spesso – Africa.

Cina

La Cina, i paesi emergenti e le riserve valutarie globali

Mentre l’Occidente discute se una valuta digitale sia necessaria, la Cina l’ha già lanciata, agganciandola a progetti concreti: dalla ferrovia Cina-Laos alla linea Jakarta-Bandung, fino al primo pagamento petrolifero digitale tra Cina e Thailandia.

Tutto ciò accade mentre il sistema monetario internazionale mostra segni evidenti di logoramento. Negli ultimi vent’anni, le riserve valutarie globali sono salite da 1,3 a oltre 12 trilioni di dollari. Due terzi sono detenute da paesi emergenti. Paesi che, invece di finanziare investimenti interni, accumulano riserve in valuta estera per difendersi dalla volatilità. Così facendo, prestano capitali a basso costo ai paesi sviluppati.

È un paradosso strutturale che genera instabilità sistemica, ben noto da anni, ma mai corretto. Come se non bastasse, i paesi emergenti—che rappresentano oggi metà del PIL globale e due terzi della crescita (a parità di potere d’acquisto)—non hanno voce nella governance monetaria internazionale. Partecipano al sistema, ma non ne decidono le regole. È in questo squilibrio, economico e politico, che va letta la costruzione di alternative: non come sfida ideologica, ma come autodifesa razionale.

L’attendismo occidentale in un sistema multipolare

La risposta occidentale, finora, è stata attendista. Gli Stati Uniti non hanno ancora adottato una valuta digitale; la Federal Reserve (Fed) si muove con cautela. L’Unione Europea discute il digital euro da anni, ma è impantanata su due punti: la programmabilità e la privacy (ECB, 2025). Intanto, l’amministrazione Trump – tornata al potere – minaccia sanzioni verso chi adotta valute digitali non allineate. È una posizione difensiva e, soprattutto, tardiva.

Guardando avanti, il sistema che si sta delineando non sarà bipolare, di duello tra dollaro e renminbi. Sarà multipolare. Ci saranno più valute di riserva, più aree monetarie, più standard tecnici. È dunque necessaria una revisione profonda della governance internazionale, perché i meccanismi odierni sono pensati per un mondo che non esiste più. Nessuna delle istituzioni preposte – il Fondo Monetario Internazionale (FMI), il G8, la Fed, la Banca Centrale Europea (ECB) – è oggi attrezzata per gestire una transizione coordinata verso un sistema a geometria variabile. Nel frattempo, l’assenza di governance lascia spazio all’azione bilaterale o, peggio, al disordine.

Il renminbi digitale cresce, le riserve in dollari calano

Mentre le istituzioni esitano, il sistema monetario si trasforma. Il renminbi digitale è già in fase di test tra le principali banche centrali. Il suo uso cresce nel commercio intra-asiatico, nell’energia, nelle infrastrutture. Non ha ancora la profondità dei mercati del dollaro, ma la sua traiettoria è chiara. La quota di riserve globali detenute in dollari è in calo costante da decenni: dal 71% nel 2000 al 58% oggi. La tendenza è lenta, ma strutturale. Nei sistemi monetari, le traiettorie contano più dei punti di partenza.

La domanda fondamentale, dunque, non è se il renminbi digitale sostituirà il dollaro. È se l’Occidente saprà costruire un’alternativa credibile. Una moneta che non sia solo un simbolo nazionale, ma un sistema aperto, sicuro, efficiente e interoperabile. Se non lo farà, rischia di restare utente passivo di regole scritte da altri.

Oggi, la moneta non è solo mezzo di scambio; è codice che regola le transazioni. È parte dell’infrastruttura: come la rete elettrica, i protocolli internet e la rete logistica globale. Insomma, l’e-CNY non è (solo) una valuta: è una piattaforma. Chi la adotta, aderisce a un’architettura ed entra in un ecosistema—non solo monetario, ma anche tecnologico, giuridico e geopolitico.

Nel mondo delle piattaforme, chi scrive il codice, detta le condizioni d’uso. L’utente non ha voce. Ha solo condizioni da accettare.

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Su LinkedIn: Alessandro Magnoli Bocchi

BIBLIOGRAFIA

  1. 1. Asian Development Bank – Banca Asiatica di Sviluppo (ADB), 2022. The People’s Republic of China’s Digital Yuan: Its Environment, Design, and Implications. Discussion Paper No: 1306, February 2022.
  2. 2. Bank for International Settlements – Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS), 2024. Project mBridge reached minimum viable product stage. November 2024.
  3. 3. Bank for International Settlements – Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS), 2022. Project mBridge: connecting economies through CBDC. October 2022.
  4. 4. European Central Bank – Banca Centrale Europea (ECB), 2025. Digital euro. Eurosystem.
  5. 5. Lubin, D., 2024. BRICS+ economies unite to target the dollar. Chatham House. Royal United Services Institute. September 9, 2024.