Cambiamento ineluttabile? Così l’AI può cambiare la logistica

scritto da il 03 Aprile 2025

Post di Federico Pozzi Chiesa, AD di Italmondo e Fondatore di Supernova Hub – 

L’intelligenza artificiale non è più un’idea futuristica, ma una realtà tumultuosa con cui individui e aziende si confrontano ogni giorno. La sua evoluzione è rapida, a tratti dirompente, e lascia aperta una domanda cruciale: quale direzione prendere? A suggerire una possibile strada sono le dichiarazioni dei ceo delle big tech. Sam Altman, il fondatore di ChatGPT, sostiene per esempio che una delle nicchie più promettenti sarà quella degli agenti specializzati in settori verticali, capaci di essere addestrati e adattati alle esigenze specifiche di ciascun comparto.

E d’altro canto, anche Mark Zuckerberg ha affermato che questi nuovi modelli di AI, capaci di autogenerare codice informatico, saranno in breve tempo in grado di sostituire gli ingegneri IT fino al livello middle. La programmazione tradizionale, un tempo complessa e time-consuming, viene oggi semplificata grazie agli strumenti di AI che non solo suggeriscono il codice ma generano intere applicazioni in linea con gli standard aziendali. Su questi agenti le imprese devono puntare gli investimenti.

Come cambia (ineluttabilmente) il mondo del lavoro

Anche se sembra uno scenario fantascientifico, basta guardare a quello che sta succedendo in Corea del Sud dove il 10% della forza lavoro è già costituita da robot e l’adozione avviene a un ritmo che aumenta costantemente, del 5% annuo, dal 2018. In questo caso i robot sopperiscono anche la mancanza di forza lavoro umana, determinata dall’invecchiamento della popolazione – trend che ci accomuna – e per questo il governo sudcoreano ha stanziato 2,4 miliardi di dollari per rafforzare l’industria locale dell’automazione.

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Con i prossimi sviluppi l’intelligenza artificiale sarà in grado di liberare l’uomo dalle mansioni ripetitive e monotone, permettendo di concentrarsi su un lavoro di qualità, stimolante e creativo. Almeno, questa è la promessa (Designed by Freepik)

Ancora, Tesla prevede di produrre 10.000 robot umanoidi Optimus entro la fine del 2025, un robot umanoide in grado di svolgere una vasta gamma di azioni sfruttando l’intelligenza artificiale, come si evince dall’evento di presentazione Cybercab di metà ottobre scorso e che arriverà sul mercato ad un prezzo tra i 20 e i 30mila dollari, rendendo la fantascienza una realtà sempre più accessibile.

Posti di lavoro con l’AI: -92 milioni, ma anche +170 milioni

Comunque si vogliano considerare queste notizie, che si voglia accoglierle come segnali del progresso inevitabile o che le si guardi come una sventura per il futuro degli uomini, un fatto è certo: l’AI sta cambiando il mondo del lavoro in maniera radicale, più di quanto siamo in grado – o vogliamo – vedere. Nascondere la testa sotto la sabbia non è utile. Mentre può esserlo considerare queste informazioni come opportunità.

Sappiamo, perché lo ha calcolato il World Economic Forum, che nei prossimi cinque anni l’AI farà scomparire 92 milioni di posti di lavoro nel mondo. Ma lo stesso studio ci dice che la rivoluzione tecnologica ne genererà 170 milioni: il bilancio è dunque positivo, perché ci sarà un guadagno netto di 78 milioni di nuovi impieghi. I nuovi lavori nasceranno in vari settori, con una particolare crescita prevista in agricoltura, e-commerce, costruzioni, sanità ed educazione superiore, trainata da esigenze di sostenibilità, sicurezza alimentare e invecchiamento della popolazione.

Quanto tempo abbiamo? Poco. E sono i numeri a dirlo. Prendiamo il caso dei call center: oggi ChatGPT ha un costo di 0,15 dollari per minuto, mentre un risponditore umano nelle Filippine viene pagato 0,06 dollari al minuto e 0,03 dollari in India. Ma i costi delle intelligenze artificiali calano vertiginosamente ed è prevedibile che nel corso di 12 mesi ChatGPT non solo sarà più efficiente ma anche più conveniente di un call center tradizionale.

Politiche mirate alla formazione e alla redistribuzione del lavoro

Quello che sta accadendo è chiaro ed era stato in effetti preconizzato dai pensatori più visionari: AI è in grado di liberare l’uomo dalle mansioni ripetitive e monotone, permettendo di concentrarsi su un lavoro di qualità, stimolante e creativo, che a sua volta alimenterà un tempo libero più ricco e appagante, consentendo una maggiore realizzazione sia personale che collettiva.  Questo richiede però un approccio proattivo nella gestione delle trasformazioni tecnologiche, con politiche mirate alla formazione, alla redistribuzione del lavoro e alla valorizzazione del tempo libero come componente essenziale del benessere umano. Se non avviene avremo di fronte uno scenario distopico. Sta a noi la scelta.

E nel settore della logistica?

Anche il settore della logistica sta subendo una trasformazione radicale grazie all’intelligenza artificiale, con un impatto significativo su efficienza, sostenibilità e competitività globale. In Cina, il modello DeepSeek-R1 viene già implementato nei sistemi di supply chain per migliorare la previsione della domanda, ottimizzare le rotte di trasporto e ridurre i costi operativi. Grandi aziende come JD Logistics – ma anche Amazon e Ups, stanno sfruttando l’AI per automatizzare i magazzini e perfezionare la gestione degli inventari, riducendo al minimo gli sprechi e migliorando i tempi di consegna. Diversi porti cinesi hanno integrato il modello per migliorare l’efficienza operativa e la sicurezza dei dati.

Ad esempio, il gruppo Hubei Port sta costruendo una piattaforma supportata da modelli di intelligenza artificiale, tra cui DeepSeek, per supervisionare le operazioni logistiche in tutta la provincia. Alla partita della logistica in Usa partecipano tutte le società AI: ChatGPT e Copilot, che possono essere utilizzati per ottimizzare la comunicazione tra fornitori, clienti e operatori logistici, generando risposte automatiche e gestendo documenti in tempo reale. Gemini e Apple Intelligence, grazie alla capacità di analizzare grandi quantità di dati per prevedere ritardi nelle consegne, ottimizzare percorsi e migliorare la gestione dell’inventario e Llama di Meta, grazie alla sua natura open-source, può essere adattato per creare strumenti personalizzati di monitoraggio e gestione delle spedizioni. E questi modelli e applicazioni sono in continua evoluzione.

Una rivoluzione nei magazzini

L’uso dell’AI ha già profondamente rivoluzionato i magazzini automatizzati di Amazon e Walmart, combinato con veicoli autonomi e droni per le consegne. L’integrazione di questi sistemi sta già dimostrando di poter ridurre i tempi di spedizione e migliorare la gestione delle scorte, aumentando la reattività del mercato. Dal 2015, con l’Amazon Picking Challenge, l’azienda ha incoraggiato lo sviluppo di robot capaci di prelevare autonomamente prodotti dagli scaffali, portando alla creazione di bracci robotici avanzati come Robin e Sparrow, che utilizzano AI e visione artificiale per gestire vari articoli.

Nel centro di distribuzione avanzato di Shreveport, Louisiana, l’automazione ha permesso una riduzione dei costi del 25% consegna. In collaborazione con Symbotic, Walmart sta investendo 520 milioni di dollari per automatizzare 400 centri Accelerate Pickup and Delivery (APD), al fine di migliorare l’efficienza e l’accuratezza nell’evasione degli ordini, utilizzando robot e AI per ottimizzare le operazioni di magazzino. Gli esempi potrebbero continuare all’infinito. Gli esempi elencati sono solo alcuni tra i più rilevanti.

Investire in tecnologia e formazione per la logistica

Con questi sviluppi, l’intelligenza artificiale non si limita più a ottimizzare singoli processi, ma sta ridisegnando l’intero ecosistema della logistica. L’integrazione di sistemi intelligenti consente una gestione più fluida e predittiva delle supply chain, riducendo i margini di errore, abbattendo i costi e aumentando la sostenibilità. L’automazione avanzata, supportata dall’AI, non solo migliora l’efficienza operativa, ma rende il settore più resiliente, adattabile e capace di rispondere in tempo reale alle sfide del mercato globale. Per rendere tutto ciò fattibile dobbiamo investire in tecnologia e formazione. Se lo facciamo noi attori della logistica avremo solo opportunità da cogliere e sfruttare.