AI mito o realtà? Prioritaria solo per un’azienda su quattro

scritto da il 02 Aprile 2025

Post di Annamaria Di Ruscio e Rossella Macinante, rispettivamente Presidente/AD e Business Unit Leader di NetConsulting cube

Nel 2024 il mercato dell’AI in Italia ha registrato una crescita superiore al 45%, raggiungendo un valore di quasi 950 milioni di euro. Un aumento significativo, probabile anche nel 2025, con un valore che dovrebbe sfiorare gli 1,3 miliardi di euro. Tuttavia il livello di adozione e il grado di maturità delle aziende italiane nel percorso di implementazione dell’intelligenza artificiale è ancora disomogeneo. La maggioranza delle imprese si trova ancora in una fase di valutazione delle applicazioni dell’AI, senza avere definito un piano strategico e di governance strutturata e, in molti casi, tende a prevalere un approccio sperimentale. Le principali criticità? Carenza di competenze e resistenza al cambiamento dei processi e del modo di operare. Sono solo alcuni dei dati che emergono dal rapporto “AIMM: l’adozione dell’AI nelle aziende italiane”, l’indagine realizzata e ideata da NetConsulting cube.

Dall’Hype all’implementazione: in fase esplorativa più di 1 azienda su 2

Più di un’azienda su due (56%) è ancora in fase esplorativa delle possibili applicazioni dell’AI e non ha ancora un piano strategico. Poco meno della metà delle organizzazioni dei comparti Telco&Media (44%) ed Energy&Utilities (46%) ha già predisposto una roadmap strategica e solo un esiguo 41% dichiara di avere previsto un budget per le soluzioni AI. A far ben sperare, però, sono le stime di crescita annua dell’investimento: il 27% degli intervistati stima, infatti, un aumento anno su anno del budget per l’AI compreso fra il 15 ed il 30%.

“AI Maturity Model”: un benchmark per la crescita

Il Maturity Model messo a punto da NetConsulting cube rappresenta una base di partenza per misurare lo stato dell’arte delle aziende italiane nel percorso di adozione dell’AI e individuare le azioni da intraprendere per un’implementazione consapevole e integrata nei processi e nelle strategie aziendali.

Una sorta di benchmark multidimensionale, che in base ai dati raccolti e alla loro analisi qualitativa, esprime il livello di maturità di ciascuna azienda nel percorso di adozione dell’AI attraverso un indice complessivo (l’AI Maturity Index), risultato della valutazione di cinque macro-dimensioni: Strategia e Organizzazione; Tecnologie Dati e Architettura; Use Case & Business Model; Skill e Cultura; Compliance e governance.

L’”AI Maturity Index” premia le aziende bancarie

L’indice sintetico “AI Maturity Index” vede al primo posto il settore Bancario (57,1 su 100), caratterizzato inoltre dalla maggior concentrazione di Newbees (71,4%), ovvero di aziende che hanno appena definito la strategia e che già implementeranno i primi progetti nel corso del 2025. A seguire, i comparti Energy e Utilities (52,2 su 100), Assicurazioni (47,4 su 100), TLC&Media (40,9 su 100). Molto distaccati dagli altri settori sono Industria (27,1 su 100), Servizi&Trasporti (21,2) e GDO&Retail (19,2).

La carica degli Tactical Adopters (23,1%) ed AI Pioneers (30,8%)

Gli AI Pioneers, aziende che hanno implementato un’organizzazione orientata all’AI per l’ottimizzazione delle operations, si concentrano principalmente nel settore Energy & Utilities (30,8%) e nelle Assicurazioni (25%), più contenuta in Banche (14,3%), TLC&Media (11,1%), e GDO&Retail (7,1%). Un approccio più tattico e ancora orientato all’adozione di singoli use case isolati è quello adottato dal 16, 1%, i Tactical Adopters.

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La maggioranza delle imprese si trova ancora in una fase di valutazione delle applicazioni dell’AI, senza avere definito un piano strategico e di governance strutturata  (Designed by Freepik)

“AI Strategy”: solo per 1 azienda su 4 è una priorità

La definizione di una strategia per l’adozione dell’AI rappresenta il primo passo per fare un cambio di paradigma reale, tuttavia, solo il 25,8% del panel ha già integrato l’AI nel proprio piano industriale, considerandola una priorità, sebbene non si tratti di una situazione omogenea.

Il rapporto rivela, inoltre, che fra le capofila dell’”Ai Strategy” ci sono le imprese dei settori Telco&Media (44%) ed Energy&Utilities (46%), che si distinguono per una presenza significativa di aziende, che hanno già predisposto un piano strategico con un budget dedicato. A seguire il settore bancario (43%), quello delle Assicurazioni (25%) e dei Trasporti&Servizi (27%). Nei settori Industria e GDO&Retail prevale invece una fase esplorativa, ancora orientata alla valutazione delle applicazioni dell’AI. E ancora: fra le principali azioni intraprese a supporto dell’implementazione dell’”AI Strategy”, la definizione da parte del 49% delle aziende di una roadmap con tempi e ambiti definiti per l’adozione di use case.

Modelli organizzativi: dagli “AI Team” agli “Hub & Spoke” fino all’Anarchia Funzionale

Nella maggior parte dei casi, non è stato ancora definito in modo preciso il modello organizzativo per la gestione dell’intelligenza artificiale (47%). Tuttavia, la tendenza prevalente è verso la creazione di Team dedicati allo sviluppo dell’AI (49%), con il CIO/CTO in posizione di leadership (73%) e Responsabile dell’Unità Organizzativa. Un modello organizzativo ancora poco diffuso, ma a elevato potenziale di crescita, è il cosiddetto “Hub&Spoke” (24%), che prevede la centralizzazione di competenze nell’hub sotto la direzione IT o la Direzione che fa capo al Chief Data Officer, e di numerosi “Spoke”, che rappresentano dei centri di competenza distribuiti per funzioni aziendali. In altri casi, infine, è emerso un approccio meno strutturato, di “anarchia” funzionale (14%), ancora incentrato sulla sperimentazione.

Nuove competenze: in azienda prevarrà l’upskilling (66.7%)

Fra le competenze più richieste nel contesto dell’intelligenza artificiale spiccano quelle legate all’architetture dei dati e ai data analytics (79,5%), seguite da quelle relative allo sviluppo e alle tecnologie (67,1%), con un’ulteriore enfasi sugli esperti di dominio, ovvero professionisti con competenze verticali che vengono citati dal 63% delle aziende intervistate. Un altro profilo fondamentale, infine, è quello degli esperti di algoritmi matematici (57,5%). Per far fronte all’esigenza di introdurre queste categorie professionali il 66,7% delle aziende farà upskilling, mentre il 50% del panel assumerà ex novo. Inoltre, il 20% delle aziende intervistate, in particolare nel settore Finance, sfrutterà l’AI per impiegare il personale in aree con mansioni a maggior valore aggiunto (reskilling).