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Burnout dei leader, costi per le aziende: l’importanza del mentoring


Post di Luca Semeraro, Country President Italia e SVP Recruitment Solutions DACH, Paesi Bassi e Polonia di LHH –
In uno scenario socio-economico in continua trasformazione, il mondo del lavoro sta vivendo cambiamenti sostanziali e anche la leadership sta evolvendo rapidamente. Le pressioni finanziarie e le variazioni della forza lavoro stanno creando nuove sfide per le figure apicali e spesso ciò si traduce anche in un crescente burnout dei C-level.
La transizione generazionale, gli imperativi della leadership e le forze esterne richiedono che le organizzazioni diventino sempre più resilienti e in grado di rispondere alle tendenze del mercato mantenendo al tempo stesso stabilità.
Burnout in aumento tra i leader
Nello specifico, attualmente i manager stanno affrontando un insieme di pressioni, dalla volatilità economica, alla rivoluzione digitale, fino alle crescenti aspettative degli stakeholder e alla richiesta costante di fornire risultati più rapidamente. Non sorprende dunque che il burnout tra i leader stia aumentando a un ritmo elevato. Secondo l’ultima ricerca LHH ICEO, View from the C-Suite condotta nel 2025, il 56% dei C-level riferisce di aver vissuto un momento di burnout (soprattutto per coloro che appartengono alla Generazione X e per i Millenial), rispetto al 52% dello scorso anno.
Gli effetti non sono mai isolati, ma quando si tratta di un organismo articolato come è un business, questi si riflettono a cascata sul team dei responsabili. Un risvolto da tenere in considerazione è il rischio di turnover, infatti, il 43% dei manager afferma che più della metà del loro team di leader ha subito un cambio di personale nell’ultimo anno – e in settori come quello delle vendite e di media e marketing la cifra sale fino al 73%.
Quando i responsabili sperimentano questo livello di discontinuità, le organizzazioni ne risentono. Il processo decisionale rallenta, la focalizzazione strategica e la cultura aziendale si indeboliscono e il burnout non è più solamente un problema individuale, ma un rischio a livello aziendale.
Ma quali sono le principali cause di burnout e come i manager di oggi possono essere adeguatamente supportati per garantire alle proprie realtà aziendali un successo duraturo nel prossimo futuro?
Le cause del burnout per la leadership (che non risparmia i dipendenti)
Il burnout non si presenta come un imprevisto o una complessità improvvisa, bensì è tendenzialmente il risultato di uno stress perpetuato, di un accumulo di responsabilità crescenti e spesso anche di una mancanza di supporto significativo. Tra le sfide che i dirigenti stanno affrontando oggi vi sono sia variabili esterne sia interne.
Tra gli aspetti che arrivano dall’esterno e risultano indipendenti dall’azienda vi sono l’incertezza economica e la volatilità del mercato (27%), la globalizzazione e la crescente competizione (27%) e infine l’inflazione e l’aumento dei costi (27%). Mentre internamente, le pressioni che i C-level sono chiamati a gestire sono legate all’effettiva efficacia dei team (22%), all’individuazione dei talenti necessari (22%) e al far fronte alla trasformazione digitale (21%).
Tale combinazione di dinamiche esterne e complessità interne sta mettendo a dura prova le figure apicali e a risentirne possono essere anche i dipendenti, così come l’intera organizzazione.

Il burnout non si presenta come un imprevisto o una complessità improvvisa, bensì è tendenzialmente il risultato di uno stress perpetuato, di un accumulo di responsabilità crescenti e spesso anche di una mancanza di supporto (Designed by Freepik)
Vi sono così tanti cambiamenti in atto sul posto di lavoro che prendersi cura della salute mentale delle persone dovrebbe essere una priorità per le aziende. Basti pensare che, secondo il report Global Workforce of the Future 2024, il 40% dei dipendenti ha vissuto un burnout negli ultimi 12 mesi per aver lavorato troppo duramente – segnalando che a soffrirne è stata anche la loro salute fisica – e il 48% teme che una simile situazione possa ripresentarsi anche in futuro. Tra le industry più toccate da tale situazione vi sono i settori life science & healthcare (44%), mobility e automotive (44%) e l’area dei servizi finanziari (43%).
Mentorship: il tassello mancante nel supporto alla leadership
Nonostante le crescenti richieste che i dirigenti sono chiamati a gestire, molti di loro si trovano ad affrontare la maggior parte delle sfide in autonomia. Avere responsabilità di leadership spesso porta ad essere isolati e, in un ambiente ad alta pressione come quello contemporaneo, l’assenza di un supporto strutturato favorisce il burnout.
Una valida soluzione potrebbe essere un supporto adeguato di mentoring pensato in maniera specifica per le figure apicali, ovvero un programma ben progettato che offre più di semplici consigli, ma crea un ecosistema di supporto che rafforza la stabilità della leadership, accelera il processo decisionale e previene il burnout prima che inizi a prendere piede.
Le sfide non sono mai le stesse per tutti. I dirigenti necessitano di un affiancamento su misura che soddisfi le loro esigenze specifiche, non programmi di sviluppo generici. Un approccio tailor made di mentoring garantisce un orientamento personalizzato, strategie di gestione dello stress e approfondimenti sulla gestione dei team, aiutando i manager a navigare nella complessità mantenendo un approccio ottimista e resiliente.
Gli strumenti di aiuto dal mentoring
Nello specifico, il mentoring offre uno spazio organizzato per riflessioni, per dare spazio ad azioni di orientamento e favorire intuizioni obiettive, aiutando i dirigenti a prendere decisioni più smart e consapevoli. Creare un “luogo sicuro” per le figure apicali consente loro di mantenere il ritmo incessante del cambiamento, una routine scandita dal prendere decisioni complesse e ad alto impatto quotidianamente, dovendo valutare tra priorità contrastanti e crescenti responsabilità.
In questo senso, azioni di coaching e mentoring prevedono il mettere a disposizione dei leader strumenti di aiuto, perché lavorare sulla consapevolezza e sull’espressione massima delle potenzialità (anche di quelle inespresse) di ognuno, è fondamentale.
Il coaching aziendale è un processo di trasformazione individuale per raggiungere un obiettivo, e proprio per questo è in grado di accompagnare i leader nei cambiamenti, anche repentini.
In quest’ottica il mentoring gioca un ruolo cruciale nel mantenimento e nella continuità della leadership, evitando turnover e perdita di talenti, assicurando invece che i dirigenti – soprattutto quelli emergenti – siano pronti a entrare in ruoli strategici con fiducia e chiarezza.
I frutti di programmi di mentoring sarebbero molteplici, dal miglioramento del processo decisionale delle figure apicali, alla fidelizzazione dei talenti, fino al consolidamento del posizionamento aziendale.
La crisi del burnout è reale, ma non è inevitabile
In conclusione, nell’attuale contesto volatile, le dinamiche di leadership si evolvono rapidamente, affrontando pressioni interne ed esterne elevate. Inoltre, gli alti tassi di burnout e il significativo turnover dei team presentano sfide sostanziali per il successo dei dirigenti.
La fiducia riposta nei leader e la coesione dei loro team sono cruciali per l’implementazione di strategie aziendali di successo e per il consolidamento della stabilità in un mercato che sta cercando giorno per giorno il proprio equilibrio.
La crisi del burnout è reale, ma non è inevitabile. Quando i C-level sono adeguatamente supportati, sono in grado di prendere decisioni migliori e costruire gruppi di lavoro più coesi. I business che non lavoreranno su questi aspetti è probabile continuino a vedere alti tassi di turnover, una ridotta efficacia nella leadership e una sorta di instabilità ai vertici. Diversamente, le realtà che investiranno in mentoring strutturati – e soprattutto su misura – per i dirigenti costruiranno team di responsabili più forti e resilienti, capaci di garantire il successo duraturo.